Donne in radioterapia oncologica: una presenza
crescente che fa la differenza Le oncologhe
radioterapiste, oggi maggioranza tra gli iscritti ad AIRO, hanno un ruolo
chiave in questo ambito. Uno studio pubblicato su JAMA conferma che le donne
medico adottano uno stile comunicativo più empatico e coinvolgente, con effetti
positivi sull'aderenza alle terapie e sulla gestione dello stress della
paziente Milano, 7 marzo 2025 – La comunicazione in oncologia è una terapia
nella terapia. Più empatia, ascolto e capacità di spiegare il trattamento in
modo chiaro possono fare la differenza per le pazienti in radioterapia. E oggi,
chi offre questa sensibilità non è più una minoranza: le donne radioterapiste
sono 631 su 1046 iscritti ad A.I.R.O.
(Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica), più del 60%.
Il loro approccio alla comunicazione è un fattore chiave per la qualità della
cura e per il benessere delle pazienti. "Le donne medico dimostrano un’attenzione particolare
alla relazione, favorendo un dialogo più aperto con i pazienti – spiega Antonella
Ciabattoni, Segretario alla Presidenza di A.I.R.O.
(Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica) – e questo
si traduce in una maggiore adesione alle terapie e in una riduzione dello
stress legato alla malattia. Infatti le donne sono attente ai rapporti e
orientate alle dinamiche della relazione per educazione e tradizione, oltre al
bagaglio di scelte, pensieri, emozioni personali e alla innata curiosità, che
le spinge a fare domande. E sulle domande e le risposte ad esse si costruisce
il rapporto, attraverso un mix di competenza, accoglienza, ascolto e vicinanza
al paziente". Non
solo la presenza femminile è in crescita, ma le donne sono protagoniste anche
ai vertici della disciplina. "Le donne in radioterapia portano un valore aggiunto
non solo nella comunicazione, ma anche nella ricerca e nell’innovazione del
settore. Il loro contributo, insieme a quello dei colleghi uomini, arricchisce
il settore con prospettive complementari. Dobbiamo continuare a promuovere
questa presenza – prosegue Barbara Jereczek, Presidente ESTRO (European
Society for Radiotherapy and Oncology) - e incoraggiare le nuove generazioni a
intraprendere questa strada. L’obiettivo è valorizzare talento e competenza,
indipendentemente dal genere, per il progresso della radioterapia e il
benessere dei pazienti” DONNE MEDICO: PIÙ EMPATIA, PIÙ ASCOLTO Numerosi
studi dimostrano che una comunicazione efficace tra medico e paziente in
oncologia migliora l’aderenza ai trattamenti e comporta un elevato grado di
soddisfazione (empowerment), con sviluppo di una relazione terapeutica stabile
Secondo una meta-analisi pubblicata su JAMA, le donne medico adottano uno stile
comunicativo verbale e non, più orientato al paziente, con un maggior
coinvolgimento emotivo e un linguaggio meno tecnico. Le donne medico dedicano
più tempo ai colloqui, favorendo una maggiore comprensione del trattamento e
delle sue implicazioni. "Le donne medico
tendono a essere più empatiche, meno direttive e più attente agli aspetti
psico-emotivi della malattia – aggiunge Ciabattoni – “Questo
aspetto è fondamentale soprattutto in oncologia, dove le pazienti hanno bisogno
di avere informazioni chiare, di essere rassicurate e di sentirsi accolte, a
conferma che la comunicazione non è un dettaglio ma è parte integrante del
percorso terapeutico, a riprova, come recita la legge 219/17, che il tempo
della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura”. UN OBIETTIVO ANCHE PER I GIOVANI MEDICI Con
una crescente presenza femminile e un ruolo sempre più strategico
nell'oncologia, la radioterapia si conferma una specializzazione di grande
valore per i giovani medici. "Spingere più studenti e studentesse a
considerare la radioterapia come specializzazione è un obiettivo importante –
conclude Marco Krengli, Presidente A.I.R.O. - perché
oltre ad essere un campo in continua evoluzione, garantisce un forte impatto
sulla qualità di vita dei pazienti e offre opportunità di crescita
professionale molto stimolanti. Il contributo delle donne a questa disciplina è
da sempre molto rilevante per le competenze cliniche e tecniche che si
coniugano con l’elevata qualità della relazione col paziente”. |