Tumore del rene: biopsia liquida e intelligenza
artificiale per una diagnosi precoce e personalizzata Milano, 12 marzo 2025 - In vista della Giornata Mondiale del Rene
(13 marzo), l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano pone l'accento su un tema
sempre più rilevante: il tumore del rene, una patologia in crescente incidenza
che in Italia registra oltre 13 mila nuove diagnosi ogni anno, con una
prevalenza maggiore negli uomini con un rapporto di circa 2 a 1. Pur
colpendo principalmente adulti e anziani, esistono forme più rare che
interessano anche i giovani. I fattori di rischio più comuni includono fumo,
obesità, ipertensione oltre che una predisposizione genetica, al momento
definibile in una piccola percentuale di pazienti. EVOLUZIONE NELLE TECNICHE DIAGNOSTICHE E NELL'APPROCCIO
CONSERVATIVO L’aumento
dei casi può essere attribuito sia a un reale incremento di incidenza della
malattia, sia alla maggiore diffusione di tecniche diagnostiche avanzate, come
l’ecografia, che hanno facilitato la diagnosi precoce, soprattutto nelle fasi
iniziali. “Circa il 50% dei tumori renali viene diagnosticato quando la massa è
inferiore ai 4 cm (stadio T1a), nota anche come piccola massa renale”, afferma
il Dottor Nicola Nicolai, responsabile della Struttura
Complessa di Oncologia Chirurgica Urologica. “Fino a non molti anni fa, qualsiasi riscontro
di una formazione renale, anche piccola, portava facilmente alla nefrectomia
radicale, un intervento che comportava la rimozione completa del rene. Oggi,
però, grazie all’evoluzione delle conoscenze e all’implementazione di approcci
che tengono conto delle specificità del singolo paziente e delle
caratteristiche della malattia, il trattamento è diversificato e in generale
più conservativo. Quando l’indicazione rimane chirurgica, si preferisce la
resezione parziale del rene, possibilmente con approccio mini-invasivo,
laparoscopico o laparoscopico robotico”. LE NUOVE FRONTIERE DELLA RICERCA Proprio
con l’obiettivo di migliorare l’inquadramento della malattia nelle sue fasi
iniziali, la ricerca presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sta
esplorando nuove tecniche di diagnosi, inclusa la biopsia liquida, una tecnica
innovativa che mira a identificare DNA e le cellule tumorali circolanti nel
sangue. “Siamo ancora nella fase esplorativa ed è prematuro parlare
di risultati prossimi all’applicazione. Tuttavia, è indubbio che tale ricerca
potrebbe portare a migliorare profondamente il campo della diagnostica non
invasiva”, spiega Nicolai. Contemporaneamente,
l’impiego dell’intelligenza artificiale e del machine learning nelle immagini
radiologiche sta aprendo nuovi orizzonti nella diagnosi del tumore renale,
migliorando l’accuratezza e la capacità di distinguere tra tumori benigni e
maligni. CHIRURGIA MININVASIVA, CRIOTERAPIA E RADIOTERAPIA
RIVOLUZIONANO IL TRATTAMENTO L’approccio
terapeutico al tumore del rene è cambiato significativamente negli ultimi anni.
Oltre alla chirurgia mininvasiva, che permette di conservare il rene sano e
rimuovere solo la massa tumorale, tecniche come le termoablazioni, in
particolare la crioterapia, e la radioterapia stanno emergendo come opzioni
valide per il trattamento delle piccole masse renali. “L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è stato tra i
primi in Italia a introdurre la crioterapia percutanea con ottimi risultati”, sottolinea Nicolai:
“L’armamentario
disponibile, che include la chirurgia conservativa, la crioterapia, più
recentemente la radioterapia, ma anche programmi di sola osservazione, è adattato,
grazie a competenze e condivisioni multidisciplinari a ogni singola situazione”.
Per i tumori più avanzati, in cui l'intervento chirurgico rimane fondamentale,
le tecniche chirurgiche innovative, anche grazie alla collaborazione con la
radiologia interventistica, e l’integrazione coi nuovi trattamenti medici,
stanno riducendo i rischi e migliorando i risultati oncologici. LO STUDIO FINANZIATO DA AIFA PER OTTIMIZZARE LE TERAPIE “Oggi sono disponibili approcci terapeutici innovativi per
il trattamento della malattia asportata ad alto rischio di recidiva, localmente
avanzata e oligometastatica”, spiega il Professor Giuseppe
Procopio, Direttore del Programma Prostata e dell’Oncologia
Medica Genitourinaria presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. “L’impiego di agenti immunoterapici, da soli o in
combinazione con farmaci a bersaglio molecolare, ha dimostrato di ridurre il
rischio di recidiva e migliorare la sopravvivenza dei pazienti. Nel nostro
Istituto – continua il Professor Procopio – conduciamo
studi clinici per valutare l’efficacia di nuove classi di farmaci e ricerche
accademiche dedicate ai tumori rari del rene, per i quali esistono poche
opzioni terapeutiche. Recentemente, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha
finanziato un importante studio prospettico che sarà coordinato dall’Istituto
Nazionale Tumori Milano e che coinvolgerà 50 centri in tutta Italia, con
l’obiettivo di raccogliere dati real-world utili a ottimizzare i trattamenti e
affinare le strategie terapeutiche per questa patologia”. |